La voce della verità. La vera storia di Angelo Incandela di Carmen Scocozza e Lorenzo Pasqua

E’ con entusiasmo che ho accolto il dono del volume fattomi da Carmen Scocozza.

Si legge d’un fiato, questo racconto, a dir poco emozionante.

Le pagine scorrono tra le mani, l’una dopo l’altra, suscitando un sentimento misto tra curiosità ed apprensione.

In un clima, quello in cui viviamo oggi, dove troppa falsità regna sovrana, questa si potrebbe definire una “testimonianza di verità”.

Sappiamo bene che la verità, in tutte le sue sfaccettature, non è mai semplice, come sostengono gli autori, ma illumina le strade delle nostre vite.

Angelo Incandela è un maresciallo originario di Cuneo, che si trova a vivere tra gli anni ’70, ’80 e ’90.

Il libro unisce documenti reali, testimonianze, interviste e ricostruzione narrativa.

La storia raccontata si svolge prevalentemente nei penitenziari italiani degli anni Ottanta e Novanta, in un’Italia attraversata da terrorismo, criminalità organizzata, servizi segreti e lotte di potere. Incandela vive lo Stato come “casa” e il dovere come “lingua”, muovendosi in un ambiente duro, spesso ambiguo, dove la linea tra legalità, ragione di Stato e zone d’ombra è molto sottile.

Il percorso della vita del maresciallo attraversa trasferimenti continui, incarichi difficili e notti insonni. Le missioni riservate, inoltre, spesso non sono documentate.

Scelte morali complesse lo mettono in conflitto con colleghi, superiori e talvolta anche con sé stesso.

Uno dei momenti più significativi è il soprannome che lo connota: “Il Boia di Volterra”, nato a seguito di episodi controversi avvenuti nel carcere toscano.

Una delle sezioni più emozionanti del racconto intreccia la vita di Incandela con figure cruciali della storia italiana: il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, con cui collabora in incarichi delicati., Patrizio Peci, il primo brigatista pentito e, a proposito di quest’iltimo, Incandela è coinvolto nelle fasi più sensibili del suo percorso.

I Servizi Segreti lo avvicinano, a volte, ad operazioni riservate e spesso non ufficiali.

Accanto alla vita professionale, emerge prepotente la vita privata: la storia d’amore con Maria Teresa, le fratture familiari, le testimonianze dei colleghi, il rapporto con il nipote Lorenzo Pasqua, coautore del libro e voce narrante del racconto.

Uno dei punti culminanti del libro è la presenza di Incandela come testimone nel processo a Giulio Andreotti, dove la sua figura riemerge in un contesto di grande risonanza nazionale.

L’importanza, a mio avviso, di questo volume risiede nel ricostruire verità e dare giustizia ad un uomo spesso frainteso, dare voce a documenti e memorie rimaste a suo tempo nell’ombra, mostrare la complessità morale e umana di chi ha operato in anni difficili, e portare alla luce quanto sia complicato per alcuni personaggi che rivestono un ruolo come quello di Incandela, conciliare la sfera pubblica con quella privata.

Gli autori, a mio parere, ci sono riusciti in modo magistrale.

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