Dal “Criminal Profiling” alla scoperta del “colpevole”

Se, da un lato, il “profiling” non ha ancora raggiunto lo statuto di “professione”, dall’altro, sono state proposte diverse figure professionali per il ruolo di profiler, psicologi, psichiatri, criminologi, sensitivi, addirittura e gli stessi appartenenti alle forze dell’ordine, ma nessuna di queste si può dire che abbia una conoscenza esaustiva in materia.

Negli Stati Uniti la figura del detective ha un ruolo centrale, mentre in Inghilterra le applicazioni del profiling provengono dal mondo della psicologia e della psichiatria. Com’è ovvio, l’elaborazione del profilo psicologico di un criminale deve muovere da una conoscenza generale di più settori (psicologia, psichiatria, criminologia, ecc), ed è per questo che risulta difficile stabilire un’identità professionale del profiler.
In Italia il profilo psicologico criminale è un’attività investigativa di supporto attraverso la quale personale specializzato delle Forze di Polizia fornisce un possibile profilo psico-comportamentale del criminale che ha compiuto un determinato delitto.

Il Criminal-Profiling
Esistono molti termini usati da diversi autori per definire lo stesso concetto di Criminal-Profiling : Behavior o Behavioral profiling, Criminal personality profiling, criminal investigative analysis, forensic profiling, psychological profiling, termini dal significato sovrapponibile e utilizzati dai diversi autori per indicare un particolare approccio alla costruzione di un identikit psicologico del criminale.

“Stilare un profilo criminale” significa compiere un’attività di supporto alle investigazioni il cui obiettivo è fornire agli investigatori un quadro delle caratteristiche di personalità, socio-demografiche e, nel caso ci si trovi di fronte ad un aggressore seriale, anche la probabile area di residenza, di un autore di uno o più reati.

La premessa fondamentale del profiling è che il comportamento riflette la personalità dell’autore, e quindi il comportamento di un criminale durante l’esecuzione di un crimine rifletterà le sue caratteristiche personali e psicologiche. Nel caso di aggressioni seriali, poi, si presume una certa consistenza nel tempo del comportamento del reo.

L’analisi del tipo di crimine, della scena del crimine, della tipologia della vittima e del modus operandi permettono possono dirci molto delle caratteristiche di personalità e socio-demografiche di chi ha commesso il reato e paragonando le informazioni comportamentali desunte dalla scena del crimine con le modalità d’azione attribuite a criminali già identificati ed arrestati, si può, per analogia, acquisire ulteriori informazioni sul sospetto sconosciuto.
Il profiling, quindi, è un processo dinamico che consente di ridurre gradualmente il numero dei sospetti da “praticamente chiunque” ad un ristretto numero di individui connotati da particolari caratteri e comportamenti.

L’attività di profiling non riveste la stessa importanza ed utilità in tutti i reati e nemmeno in tutti i casi di violenza sessuale ed omicidio. Il campo di applicazione elettiva dell’attività di profiling rimane il delitto sessuale violento e con caratteristiche di serialità, infatti il ripetersi di violente aggressioni da parte di un sospetto sconosciuto aumentano gli indizi lasciati sulla scena del crimine e sulla vittima. Una delle definizioni più efficaci degli operatori della Behavioral Science Unit della FBI è:“ogni scena del crimine è un’aula di scuola dove il sospetto sconosciuto insegna agli investigatori qualcosa di sé”.
Secondo il Crime Classification Manual (pubblicato nel 1992, risultato del lavoro della Behavioral Science Unit dell’FBI) si possono riconoscere diverse tipologie di omicidio dove il criminal-profiling risulta estremamente utile:

Single murder (omicidio singolo) : L’omicidio isolato può essere oggetto di indagine del criminal-profiling purché abbia connotati particolarmente violenti o efferati, con apparente mancanza di movente e motivazioni.

Serial murder (omicidio seriale) : L’omicidio seriale ovvero l’uccisione consecutiva di più vittime, è stato considerato fino agli anni ’50 un omicidio di massa. Solo successivamente i criminologi lo hanno differenziato e studiato più attentamente. Nel 1988 il “National Institute of Justice” statunitense propose una prima definizione di omicidio seriale, ossia “una serie di due o più omicidi, commessi come eventi separati, ad opera di un singolo autore, con le motivazioni ricercate nelle dinamiche psicologiche dell’autore del crimine”.
Nel 1992 il Crime Classification Manual di Douglas, Burgess e Ressler fornisce una seconda definizione del serial murder: “Tre o più eventi omicidiari, commessi in luoghi differenti, separati da un intervallo di “raffreddamento” emozionale dell’omicida (emotional cooling off ).

Mass murder (omicidio di massa) : Con il termine Mass Murderer (omicida di massa) si intende il soggetto che si rende responsabile dell’uccisione di quattro o più vittime nel medesimo luogo e nel corso di un unico evento.
Secondo l’F.B.I. il mass murder viene distinto in “family” e “classic” : nell’omicidio di massa familiare, alla uccisione dei congiunti può seguire spesso il suicidio dell’autore.
Spesso l’identificazione dei responsabili di questo tipo di reati, così come per lo spree-killing, visto le peculiarità specifiche di questa tipologia di omicidi, risulta abbastanza agevole.

Spree killing (omicidio compulsivo) : riguarda un unico evento, che si realizza in due o più luoghi, comportando la morte di più persone, ma, a differenza del serial murder, senza il periodo di cooling off dell’autore tra le aggressioni.

Rape (stupro) : La violenza sessuale può costituire una condotta che gradualmente assume connotati sempre più aggressivi sino ad esiti letali.
Spesso i reati di stupro possono essere seriali, diventando così oggetto del criminal-profiling.
L’ F.B.I. identifica quattro tipologie di stupro in rapporto alla psicologia e alla psicopatologia dello stupratore, il Power-reassurance rapist ovvero quando la violenza sessuale è primariamente espressione delle fantasie di stupro, spesso comprendenti false convinzioni sul piacere che la vittima può trarre dall’aggressione e sul successivo, ma certo, innamoramento del suo assalitore.
Exploitative rapist ovvero quando il comportamento sessuale è espresso come atto predatorio impulsivo, tipicamente privo di ogni fantasia complessa e lungamente accarezzata.
Anger rapist ovvero quando la sessualità è al servizio di un intento primariamente aggressivo; può includere di solito momenti rivendicativi verso una categoria vittimologica nei cui confronti l’aggressore nutre sentimenti di ostilità e odio, ad esempio prostitute o soggetti di razza diversa.
Sadistic rapist ovvero quando le fantasie sono incentrate sul piacere che deriva dall’infliggere dolore e sofferenza alla vittima.

Arson ( incendio doloso) : L’incendio doloso è la terza categoria di reato violento affrontata dal Crime Classification Manual(1992) insieme ad omicidio e stupro. Questo perché nella realtà statunitense gli incendi dolosi sono molto frequenti e spesso hanno carattere di serialità; infatti con il termine serial-arsonist si intende colui il quale provoca incendi, tre o più episodi, con il caratteristico periodo di cooling off , mentre con il termine mass-arsonist si indica il soggetto che nel corso di un unico evento appicca più incendi in un singolo luogo.
Numerosi sono i serial-killer che hanno iniziato la propria “carriera” appiccando incendi o hanno alternato ad essi omicidi.

Bombing (attentato dinamitardo): Gli attentati dinamitardi, anche se non contemplati dal Crime Classification Manual rivelano la medesima logica criminale.

Modelli di Criminal-Profiling
Il modello dell’FBI
Negli anni ’70 vennero intrapresi dall’FBI i primi seri tentativi di studio finalizzati a provare l’utilità del profiling nelle indagini investigative. Presso l’Accademia dell’FBI, in particolare alla Behavioral Science Unit (BSU), si iniziò a studiare la personalità di autori di reati violenti senza apparente motivo e/o con caratteristiche di serialità per capirne le dinamiche e fornire agli investigatori uno strumento in più per le indagini in reati caratterizzati da particolare efferatezza. Nel 1979 Ressler e Douglas introducono la classificazione Organizzato/Disorganizzato e, per ciascuna tipologia, stabiliscono le caratteristiche della scena del crimine, classificazione che permetteva di ricavare dalla scena del delitto un gran numero di indizi riguardanti la personalità del reo, soprattutto al fine di valutare tre aspetti:
1. il modus operandi, attraverso il quale egli mette in atto il comportamento illecito;
2. la firma, costituisce il biglietto da visita del criminale e, poiché va oltre ciò che è strettamente necessario per compiere il crimine, costituisce una sua parte unica ed originale. A differenza del modus operandi, che tende a restare uguale, ma può anche cambiare, la “firma” rimane invariabilmente identica in tutta la serie e rappresenta l’elemento simbolico più importante;
3. lo stagging, deliberata alterazione della scena del crimine dopo aver compiuto l’atto criminoso.
Nel 1992 Ressler e Douglas, insieme ad Ann e Allen Burgess, scrivono il già citato Crime Classification Manual in cui si propone una classificazione delle caratteristiche principali degli aggressori e delle vittime delle tre maggiori tipologie di crimine violento: omicidio, aggressione sessuale e incendio doloso.

Il modello di indagine dell’ F.B.I. riguardante lo stilare un profilo psicologico del criminale autore di omicidi seriali o crimini violenti consta di 5 fasi:
1. Raccolta di ogni genere di materiale presente sulla scena del crimine, le informazioni relative alla vittima, le informazioni medico-legali derivanti dall’autopsia, le informazioni di polizia circa le caratteristiche sociali e criminologiche della zona, ed infine il materiale fotografico riguardante la scena del crimine comprese planimetrie o foto aeree.
2. Organizzazione e classificazione del materiale raccolto. Si ricerca il movente, i fattori di rischio di vittimizzazione, l’escalation ovvero il passaggio da una modalità delittuosa ad un’altra, il luogo dell’aggressione per valutare la mobilità del criminale.
3. Valutazione dell’evento delittuoso, classificando il delitto secondo il Crime Classification Manual, tenendo conto di eventuali procedure di staging, la motivazione e la dinamica del delitto.
4. Stesura del profilo nel quale vengono elencate caratteristiche sociodemografiche, fisiche, comportamentali, lo stile di vita, e il tipo di occupazione del sospetto.
5. Individuazione dell’autore del reato e conseguente cattura. Le fasi sono state fatte oggetto di forti critiche, insieme alla ricerca condotta da Ressler, poiché riflettono un tipo di ragionamento induttivo che parte dalle interviste ai criminali in carcere per poter delineare i profili psicologici e le ipotesi sulle caratteristiche di autori sconosciuti di un certo crimine.

Il modello Investigative Psychology (I.P.) di Davide Canter

Il criminologo David Canter rivolge numerose critiche al profiling elaborato dall’FBI , soprattutto per ciò che riguarda l’assenza di scientificità e la mancata divulgazione delle metodologie e dei risultati ottenuti e propone un modello di profilo psicologico alternativo a quello dell’F.B.I., che viene costruito partendo da una base empirica sulla quale lavorare, risultato della esperienza pratica degli investigatori, e da dati statistici. Quello dell’F.B.I., invece, è basato quasi interamente sulle intuizioni del profiler. L’F.B.I., inoltre, non dedica particolare attenzione alla vittima, mentre Canter considera le informazioni su di essa di vitale importanza per lo sviluppo del profilo investigativo.

Sono stati considerati cinque aspetti fondamentali del rapporto tra aggressore e vittima:
coerenza interpersonale: questo fattore evidenzia i criteri di selezione delle vittime ed il tipo di relazione stabilita con essa; si basa sull’assunto che l’aggressore si relaziona alla vittima con modalità che fanno parte del suo quotidiano, ciò implica che variazioni nel comportamento criminale possono essere sintomatiche di un cambiamento nelle sue relazioni interpersonali
ruolo del tempo e del luogo del delitto: lo spazio fisico e temporale in cui è collocato il crimine fornisce informazioni fondamentali sul modo in cui il criminale concettualizza le relazioni spaziali e temporali e ciò indica il suo grado di mobilità, ad esempio il momento scelto per compiere un reato può fornire indicazioni sugli orari di lavoro del reo
caratteristiche del criminale: ciò consente di individuare sia la natura del crimine che il modo in cui viene commesso
carriera criminale: l’analisi dello sviluppo del comportamento delinquenziale consente di tracciare la sua possibile carriera delinquenziale per prevedere ed anticipare le sue successive mosse
conoscenza sulle tecniche di investigazione: si cerca di valutare tutti quegli elementi che fanno ritenere che il criminale abbia tentato di mascherare o di occultare indizi fisici del reato. In questo caso, è probabile che l’assassino abbia avuto un contatto precedente con la polizia e conosca parzialmente le procedure di analisi criminalistica, per cui è un soggetto con una carriera criminale alle spalle.
Canter, quindi, elabora una nuova classificazione dei criminali, disinguendo l’espressivo e lo strumentale. Nel primo caso il reo agisce in risposta a situazioni di rabbia. La situazione espressiva (expressiveness) avviene in risposta a rivendicazioni indotte, come insulti, aggressioni fisiche, o fallimenti personali
In quella strumentale, il reo desidera di impossessarsi di oggetti altrui, oppure invidia lo status della persona aggredita.
Elementi fondamentali del criminal-profiling
Non esiste una metodologia unica ed universalmente accettata nell’approccio al criminal profiling, ma vi sono tuttavia alcuni elementi fondamentali per la costruzione di un profilo psicologico, universalmente riconosciuti. Il primo ed essenziale momento è l’analisi della scena del crimine; quindi lo studio della vittima e delle possibili relazioni con il suo aggressore, ed infine il case-linkage. Spesso il compito del profiler non si esaurisce con l’identificazione del colpevole e la sua cattura, ma prosegue suggerendo le migliori modalità di interrogatorio sulla base del profilo psicologico redatto. L’analisi della scena del crimine è una tecnica investigativa importante e con finalità sovrapponibili ma differente dal criminal-profiling e si occupa di rinvenire tutte le tracce possibili e le prove fisiche presenti nel luogo in cui è avvenuto il crimine, con l’obiettivo di determinare “cosa è accaduto” e “come”. Il criminal-profiling parte dall’analisi della scena del crimine e dalle prove rinvenute, dalla ricostruzione dell’evento, al fine di capire il perché ciò sia accaduto e cosa questo ci racconta del soggetto che ha commesso il fatto. Il profilo psicologico intende suggerire alcuni elementi del sospetto : età, sesso, razza, stato coniugale/stato del rapporto, status socioeconomico, lavoro, residenza in relazione alla scena del crimine, intelligenza, stile di vita, ambiente educativo di provenienza, aspetto e cura della persona, precedenti penali, caratteristiche di personalità, caratteristiche patologiche di personalità, scompensi psichici, adattamento sessuale, presenza di elementi di perversione sessuale, caratteristiche del mezzo veicolare utilizzato, movente.
Appare importante considerare:
Dati spaziali e temporali dell’evento: ad esempio la zona in cui è stato rinvenuto il cadavere, il luogo specifico (appartamento, parco pubblico etc.) caratteristiche del suddetto luogo, eventuali allarmi di abitazioni, presenza di scritte.
Dati che riguardano la vittima: ad esempio elementi anagrafici, stile di vita, descrizione del cadavere, connotati fisici, analisi degli indumenti, eventuali costrizioni, eventuali violenze sessuali, eventuali mutilazioni e causa della morte.
Caratteristiche delle lesioni e loro localizzazione.
Mezzi lesivi utilizzati.
Descrizione dei reperti:ad esempio prove balistiche come proiettili o bossoli, prove fisiche come sostanze esplosive terreno o fango, prove chimiche come droghe o impronte latenti, merceologiche come fibre tessuti nastri adesivi, biologiche come preservativi sangue sperma, grafiche come macchine da scrivere o materiale manoscritto.
Caratteristiche dei veicoli eventualmente coinvolti.
Caratteristiche dell’aggressore.
La maggior parte dei reati violenti comporta una relazione tra vittima, aggressore e luogo in cui si svolge il crimine, le modalità con le quali si possono stabilire la natura delle relazioni tra questi elementi include quindi l’analisi delle prove fisiche, comportamentali, e anche le dichiarazioni delle vittime o dei testimoni ove questo sia possibile.

Altro momento fondamentale del criminal-profiling è il case linkage, vale a dire il procedimento attraverso il quale possiamo stabilire legami tra crimini in precedenza non correlati tra loro. In questo consideriamo:
Prove fisiche: similarità tra le prove fisiche presenti sulla scene del crimine dei vari casi presi in considerazione, i riscontri medico legali raccolti.
Descrizioni fisiche: similarità tra le descrizioni fisiche di un aggressore fornite da eventuali vittime e/o testimoni.
Modus operandi: similarità tra le modalità d’azione di un aggressore necessarie alla realizzazione dl crimine.
Signature(firma): similarità tra modalità d’azione di un aggressore non necessarie alla realizzazione del crimine,ma suggestive al bisogno psicologico o emozionale del reo.
Analisi della vittima: similarità o collegamenti tra le vittime, e tra le caratteristiche in base alle quali le stesse sembrano essere scelte come obbiettivo dall’aggressore.
Analisi delle ferite: similarità tra le ferite riportate da una vittima ed in particolare con riferimento alla loro natura ed estensione.
Localizzazione geografica: aggressioni che avvengono nella medesima area o in aree con caratteristiche simili.
Il case-linkage è uno strumento indispensabile per l’identificazione dei soggetti responsabili di crimini seriali, sia se si tratta di aggressioni, che di omicidi o violenze sessuali. Data la sua importanza molti enti nazionali hanno creato un database, un “case linkage system”, atto a contenere tutte le informazioni utili per collegare tra loro crimini all’apparenza differenti; un esempio è il database utilizzato dalle forze di polizia statunitensi, denominato VICAP (Violent Criminal Apprehension Program) oppure, nella realtà italiana, il SASC (Sistema per l’Analisi della Scena del Crimine).

La realtà italiana: l’Unità di Analisi del Crimine Violento (UACV)
La tecnica del profilo psicologico viene utilizzata nel nostro paese da un settore specifico della polizia che si occupa dello studio del comportamento criminale e, in particolare, degli omicidi seriali: l’ “Unità per l’Analisi del Crimine Violento” (1995), che ha lo scopo di supportare gli organismi investigativi e l’autorità giudiziaria in casi di omicidio senza movente apparente, omicidi a carattere seriale o di particolare crudeltà, e nel caso di violenze sessuali, riconducibili ad un unico autore (stupro seriale).Per questo l’U.A.C.V. utilizza in modo armonico e complementare tutte le tecniche e le metodologie della criminalistica, della medicina legale, della psichiatria forense e della psicologia comportamentale. L’U.A.C.V. è costituito dalle seguenti figure professionali della Polizia di Stato:
investigatori con comprovata esperienza nel settore del crimine violento provenienti da squadre mobili o dalla Criminalpol
funzionari medico-legali esperti in psichiatria forense
psicologi esperti in scienze del comportamento criminale
funzionari specializzati nell’esame della scena del crimine
Si aggiungono quelle degli esperti nelle varie discipline della criminalistica e degli esperti nel settore della sorveglianza, che possono essere molto utili poiché si è visto, ad esempio, che l’assassino “per sadismo”, prova eccitazione all’idea di ritornare sulla scena del delitto o, addirittura, nel luogo dove la vittima è stata sepolta.

Lascia un commento