La frammentazione del Sé e le dipendenze affettive

La capacità di essere soli è la capacità di amare.
Osho

Quanto è importante la madre nella strutturazione del Sé? Tantissimo, direi è la “madre di tutte le altre relazioni. Ed è quella che filtra, in qualche modo, anche la relazione del bambino con l’altro genitore. Una madre anaffettiva è il primo passo verso una dipendenza affettiva e verso la paura della solitudine. L’Io strutturato, come voleva Freud avrà scarse probabilità di crescita.

L’Io per Freud è quell’istanza psichica che presiede al principio di realtà, mediando tra le forze istintuali e inconsce, dell’Es e quelle morali e controllanti del Super-io. Questa mediazione, se avviene in modo corretto, consente una buona strutturazione dell’Io ed un adeguato adattamento all’ambiente.
Se seguissimo solo l’Es agiremmo sempre per istinto, se la prevalenza, invece, l’avesse il Super-io la vita sarebbe un continuo obbedire, una noia mortale, fatta solo di regole e leggi. All’Io appartengono la percezione e la coscienza, la capacità di essere saldi in sé stessi, di adattarsi alle richieste del mondo circostante, di essere sufficientemente flessibili affinchè una contrarietà od una qualsiasi difficoltà esterna non ci provochi troppo scompiglio.
Il primo passo per la strutturazione dell’Io non può prescindere dalla necessità da parte del bambino di riconoscere ciò che è Sé da ciò che è esterno al Sè. Il seno materno all’inizio viene percepito dal piccolo come parte “sua” che deve essere sempre lì a sua disposizione e non è facile fargli accettare che la sua fonte di nutrimento, ma soprattutto d’amore possa sparire dalla sua vista.
Solo un sé ben definito saprà fronteggiare in modo maturo gli accadimenti esterni e mediare adeguatamente pulsioni e regole.

Se ciò non accade la frammentazione è in agguato e gli eventi traumatici avranno la meglio.
Un sé frammentato e scisso non può permettersi di cogliere il senso profondo delle esperienze vissute, di avere consapevolezza delle proprie emozioni e quindi la sofferenza non riconosciuta, non integrata nella propria vita psichica, irrompe in forme di vario genere, che vanno dalla sofferenza interiore a quella sociale, relazionale. Alla sofferenza della vita intera.
La modulazione emozionale comincia già nella vita intrauterina, grazie alla madre. In questo, quindi, è fondamentale il temperamento materno e la sua capacità di entrare in relazione con il nascituro sin da quando egli è ancora un feto.
Una madre che, a sua volta, non abbia una adeguata strutturazione del sé ove il sé sia disperso e poco strutturato, non può essere in grado di rispondere adeguatamente alle richieste affettive del figlio, non comprendendo i suoi segnali e le sue richieste. Allora il sé del bambino sarà a sua volta disperso e carente di un adeguato contatto con la sua interiorità nel futuro.

La relazione madre-bambino ha la primaria funzione di fornire una base sicura che serva a strutturare un sé integrato, che attribuisca senso e significato alle emozioni esperite dal bambino e che vadano a formare la struttura base di personalità del bambino. Lo ritroviamo nei concetti di “madre sufficientemente buona” (Winnicott), nella “reverie materna” di Bion, nei “modelli operativi interni” di Bowlby,nella “sintonizzazione affettiva” di Stern
Il neonato in non è in grado di dare un senso alle sue sensazioni e ai suoi vissuti, ma deve essere la madre a fungere da specchio e dare un senso.
Lo specchio rotto, non può riflettere una immagine integra.
E cosìcarenze, fissità e rigidità nello sviluppo della personalità, che si incentrerà attorno a copioni e reazioni cognitive ed emotive non adattive alle situazioni che egli incontrerà nel suo sviluppo. Ove questa capacità sia fondamentalmente carente, inadeguata, disorganizzata, questa conseguente disorganizzazione del sé sarà talmente marcata che il bambino non riuscirà a strutturare un Sé coerente e un Io centrato. Vediamo come avviene questo e come il processo stesso porterà dunque al senso di vuoto e alla dipendenza affettiva.
Ed il padre? Il padre è colui che accompagna il figlio alla esplorazione del mondo, che parte già penalizzata e laddove anche il padre non sia in grado di accompagnarlo, si genera il Sé più frammentato possibile, con una insicurezza di fondo data dalla frustrazione dei suoi bisogni primari, un modello insicuro di attaccamento ed una difficoltà a staccarsi dalle figure genitoriali.

Il bambino diventato adulto non sarà in contatto con sé stesso, con i suoi bisogni perché ammettere di avere dei bisogni vorrebbe dire temere ogni volta che questi verranno disattesi e ignorati. L’autostima sarà inadeguata ed ogni relazione sentimentale che gli capiterà fungerà per il soggetto da ancora di salvezza, per evitare di precipitare in un abisso senza fine.

Il dipendente affettivo ha la tendenza a donare per ricevere attenzioni, contatto fisico, riempimento, incapace, di fatto, di amare veramente, perché l’amore adulto si fonda su altro.

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