Il trauma nella psicoanalisi classica
Nella prima teoria freudiana, il trauma è pensato come un evento esterno che eccede la capacità del soggetto di elaborarlo.
Freud inizialmente parla di trauma reale (abusi, violenze). Successivamente, con la svolta del 1897, introduce l’idea che ciò che conta non è solo l’evento, ma la sua rappresentazione psichica: il trauma può essere anche fantasmatico. Il sintomo nasce come ritorno del rimosso, un tentativo di dare forma a un’esperienza che non ha potuto essere simbolizzata. Freud definisce il trauma come un’esperienza che provoca un afflusso di eccitazione oltre la capacità di contenimento dell’apparato psichico.
Questo “troppo” produce una rottura delle difese, la “fissazione”, la ripetizione coatta ed uno stato di angoscia non mentalizzata
È la logica del Nachträglichkeit (posteriorità): un evento può diventare traumatico solo retroattivamente, quando un secondo evento gli conferisce un senso.
Ferenczi porta, invece, una svolta radicale: il trauma non è solo l’evento, ma la risposta dell’ambiente. Il vero danno nasce quando il bambino non trova un adulto che riconosca la sua sofferenza. Egli, inoltre, introduce l’idea di identificazione con l’aggressore e di auto-scissione come difesa estrema. Questa risulta una visione sorprendentemente moderna, vicina alle teorie dell’attaccamento e della dissociazione.
Per Winnicott il trauma è un fallimento dell’ambiente, è ciò che accade quando l’ambiente non è “sufficientemente buono”. Il bambino è costretto a sviluppare un falso Sé per adattarsi. Il trauma è un’interruzione della continuità dell’essere. La cura diventa ricostruzione di uno spazio dove il Sé vero possa emergere.
Bion descrive il trauma come una esperienza non pensabile e sposta l’attenzione sulla capacità di pensare. Il trauma è ciò che non può essere trasformato in pensiero perché manca una funzione contenitiva (la funzione alfa). L’esperienza resta come “elemento beta”: grezzo, intrusivo, non simbolizzabile. La cura è un processo di contenimento e trasformazione.
La psicoanalisi contemporanea integra psicoanalisi, neuroscienze e teoria dell’attaccamento. Il trauma precoce è spesso non verbale, inscritto nel corpo e nei sistemi di regolazione affettiva. La dissociazione è vista come difesa primaria.
La relazione terapeutica, in questo senso, diventa il luogo dove il trauma può essere rivissuto in modo diverso, con un altro che finalmente riconosce, regola e dà un senso.
Il trauma, nella psicoanalisi, non è solo un evento doloroso: è una frattura nella capacità di sentire, pensare e rappresentare l’esperienza. La cura non consiste nel “ricordare tutto”, ma nel ricostruire le condizioni per poter pensare ciò che era impensabile.
Cerco, nel mio contributo, un filo rosso che unisca Freud, Winnicott e Bion
Per Freud il trauma è eccedenza e rottura della rappresentazione. Il trauma è un afflusso di eccitazione che supera la capacità dell’apparato psichico di gestirla. L’Io non riesce a trasformare l’esperienza in rappresentazione e l’eccitazione resta “grezza”, intrusiva.
Con la teoria della Nachträglichkeit (posteriorità), Freud introduce un’idea rivoluzionaria: un evento diventa traumatico solo retroattivamente, quando un secondo evento gli conferisce senso. Il trauma è quindi una costruzione psichica, non semplicemente un evento.
Il soggetto non ricorda il trauma ma lo ripete. La ripetizione è un tentativo fallito di padroneggiare ciò che non è stato simbolizzato.
La cura, secondo l’ottica freudiana, mira a trasformare l’eccitazione in rappresentazione, rendere dicibile ciò che era indicibile, ricostruire la storia soggettiva
Winnicott sposta l’attenzione dall’evento alla relazione primaria.
Il trauma non è necessariamente un evento violento, è ciò che accade quando l’ambiente non è “sufficientemente buono”. Il bambino non trova un contenitore, un rispecchiamento, una regolazione. La conseguenza è una interruzione della continuità dell’essere.
Per sopravvivere, il bambino si adatta all’ambiente carente. Nasce il falso Sé, una struttura difensiva che protegge il Sé vero ma lo nasconde. Il trauma, qui, è l’impossibilità di essere.
La cura per Winnicott è un’esperienza di holding, rispecchiamento, ricostruzione della continuità dell’essere. Il terapeuta diventa l’ambiente che non c’è stato.
Bion porta la riflessione a un livello ancora più radicale: il trauma è ciò che non può essere pensato. Quando il bambino vive un’esperienza emotiva intensa e la madre non la “metabolizza”, l’esperienza resta allo stato grezzo e questi sono gli elementi beta.
Gli elementi beta non possono essere sognati, simbolizzati e pensati, ma restano come frammenti intrusivi e persecutori.
La funzione alfa è la capacità di trasformare l’esperienza emotiva in pensiero. Se l’ambiente non la esercita, il bambino non la sviluppa. Il trauma è quindi un fallimento della trasformazione.
La cura bioniana è un processo di contenimento, rêverie e trasformazione degli elementi beta in elementi alfa
Il terapeuta pensa per il paziente finché il paziente non può pensare da sé.
In queste tre prospettive complementari Freud ci mostra come il trauma si iscrive nella psiche, Winnicott ci mostra come il trauma nasca nella relazione e Bion ci mostra come il trauma impedisca di pensare.
Il trauma è un’esperienza che non ha trovato un luogo dove essere sentita, pensata, rappresentata.
La cura diventa allora un processo di riconoscimento, contenimento, simbolizzazione e ricostruzione dell’essere.
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